Zeno e il suo atelier di scultore in Maremma

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Ai piedi del borgo arroccato di Montepescali, una vecchia grancia è ben visibile dalla Variante Aurelia: era una stazione di sosta e ristoro per i viaggiatori che percorrevano la via Aurelia, adesso è un atelier di uno scultore che, da Milano e dal mondo, ha scelto di vivere in Maremma.
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Marco Zeno Cavaglieri ha lavorato, esposto ed insegnato in Provenza e in Grecia, in Israele e in California, in Svizzera e in Cina; per le sue opere utilizza soprattutto il legno e la terracotta, ma anche il ferro, il vetro, la ceramica, sperimentando pure l’uso di più materiali in associazione.
 
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Grande affabulatore, ci avvolge e intriga con le sue riflessioni sul duplice natura dell’opera d’arte, che è la materia plasmata dall’uomo ma è anche, e soprattutto, la luce che la sfiora e la modella rendendola sempre nuova, sulla cultura che si costruisce non già leggendo bensì scrivendo, perché solo così sei costretto ad indagare e, quindi, approfondire il pensiero, sul rapporto materia/artista che è “come un matrimonio” in cui ognuna delle due parti ci mette del suo.
 
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Ci racconta della Cina (“se non ci fossi andato sarebbe mancata metà di me!”) e dei suoi corsi di scultura durante i quali, in contrapposizione alla dominante cultura del realismo socialista nelle arti figurative – opere dal disegno netto e preciso e finalità di propaganda – lui, insegnante  trasformato in modello, sorprendeva gli allievi sospendendosi appeso a funi a indicare la plasticità dei corpi nel loro rapporto con la luce; e dell’Africa, dove prima o poi andrà…
 
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Le sue opere sono dislocate un po’ ovunque, all’interno di locali che verosimilmente un tempo furono magazzini e ricoveri di attrezzi o animali, e negli spazi esterni, in stretta connessione con l’abituale svolgersi della vita domestica, con i giochi del piccolo Akhenaton (impegnativo nome imposto al figlioletto in onore al padre di Tutankhamon), i panni stesi ad asciugare ed il curatissimo orto familiare. Ma si trovano anche in collezioni private in tutto il mondo, anche se di questo Zeno non ama parlare.
 
Testo di Nino Costa